The Trio Vol 2 e 3, More blues for myself (3 LP)

Cedar Walton

COD: 194-1-1 Categoria:

Vol. 2

1. Theme For Ernie (F. Lacey)
2. For All Me Know (F.J.Coots, S.M. Lewis)
3. Ojos De Rojo (C. Walton)
4. Off Minor (T. Monk)
5. Bluesville (S.R.Kyner)
6. Jacob’s Ladder (C. Walton)

Vol. 3

1. Girl Talk From Harlow (N. Hefti)
2. Fantasy In D (C. Walton)
3. Ground Work (C. Walton)
4. Once I Loved (A. C. Jobim, G. Ray, V. C. De Moraes)
5. Another Star (C. Walton)
6. Theme For Red (C. Walton)
7. Relaxing At Camarillo (C. Parker)

More Blues for myself

1. Booker’s Bossa Take 1 (C. Walton)
2. Without A Song Take 2 (V. Youmans)
3. Sixth Avenue Take 1 (C. Walton)
4. Bridge Work Take 3 (C. Walton)
5. Without A Song Take 1 (V. Youmans)
6. Bridge Work Take 2 (C. Walton)
7. Booker’s Bossa Take 2 (C. Walton)
8. Li’l Darlin’ Bonus Track

Vol 2

Recorded at Sala Europea, Bologna,
On March 28, 1985
Record engineer, Gianni Grassilli
First edition produced by
Alberto Alberti & Sergio Veschi

Restoration and Digital Transfer
From Original Analogue Tapes:
Alessandro Cutolo,
Elettroformati, Milano

Remastered By Rinaldo Donati
At Maxine Studio, Milano

Executive Producer: Marco Pennisi
Ehm Srl, Milano

Vol 3

Recorded By Giancarlo Barigozzi
Milano, March 1986
First Edition Produced By
Alberto Alberti & Sergio Veschi

Executive Producer: Marco Pennisi
Ehm Srl, Milano

Restoration and Digital Transfer
from Original Analogue Tapes,
Alessandro Cutolo,
Elettroformati, Milano
Remastered by Rinaldo Donati

More Blues for Myself

Recorded At Barigozzi Studio, Milano, February 1986
First Edition Produced By Alberto Alberti & Sergio Veschi
Art Direction: Marco Pennisi
Cover And Inlay Photo: Elena Carminati
Booklet Photo: Roberto Cifarelli
Restoration And Digital Transfer
From Original Analogue Tapes: Alessandro Cutolo,
Elettroformati, Milano
Remastered By Rinaldo Donati
At Maxine Studio, Milano
Liner Notes: Nicola Gaeta
Executive Producer: Marco Pennisi

Vol 2

Walton è uno di quei musicisti che ha portato la delicata arte del trio jazz a livelli di assoluta eccellenza sotto ogni punto di vista: armonico, improvvisativo, nonché sotto l’aspetto della composizione. Musicista eclettico e discograficamente molto attivo sia come leader che come sideman, Walton ha pagato questo sua attitudine venendo spesso dato per scontato, un grande musicista di cui però ci si dimentica quando si parla dei grandi del jazz. Se nell’opinione generale il trio di Bill Evans, con Scott LaFaro e Paul Motian, rappresenta il punto più alto mai raggiunto da un musicista bianco nello sviluppo di un trio jazz, allora quello di Cedar Walton, con David Williams e Billy Higgins, deve essere considerato il vertice della visione afroamericana dell’interazione jazz tra pianoforte, contrabbasso e batteria.

Marco Giorgi

Vol 3

L’album apre con “Girl Talk”, scritta da Neal Hefti e Bobby Troup, una canzone contenuta nel film Harlow, con Caroll Baker. In chiave minore, “Ground Work”, un altro pezzo originale di Walton, con Higgins, mentre la ballad in stile bossa nova “Once i Loved”, merita quel tipo di rispetto che tradizionalmente i jazzmen riservano per le composizioni di Antonio Carlos Jobim. “Another Star” di Walton apre con un’introduzione di piano senza accompagnamento, ed è un altro peculiare eppur incantevole tema del master bebop, mentre “Theme for Red”, con il suo tema botta e risposta, le linee agili e indagatorie del pianista, mostra degli scambi molto solidi fra Walton, Williams e Higgins. Ne 2019 Walton finalmente ricevette il riconoscimento che meritava, quando fu nominato Jazz Master dal National Endowment for the Arts. Morì tre anni dopo a casa sua a Brooklyn, New York, all’età di 79 anni.

More Blues for myself

La capacità compositiva di Cedar Walton, un pianista brillante e ancorato alla tradizione del jazz, ha contribuito non poco alla varietà di dinamiche e colori che hanno reso leggendari brani come Ugetsu, Mosaic e Bolivia. Cedar Walton fu inserito nei Messengers all’inizio degli anni Sessanta, doveva sostituire Bobby Timmons (nello stesso tempo Freddie Hubbard prendeva il posto di Lee Morgan) e il suo rapporto con Blakey fu, a tratti, simbiotico. Per inciso, Art Blakey era stato un pianista prima di passare alla batteria, alla quale si dedicò dopo aver sentito suonare Erroll Garner: decise che il pianoforte non era fatto per lui, meglio cambiare strumento. Proprio per questo riusciva a stabilire con i pianisti dei rapporti molto empatici. Durante un’intervista rilasciata ad Alyn Shipton, Walton dichiarò: «Per un pianista suonare con Blakey era celestiale. Art era grandioso con i segnali, con le dinamiche e lasciava spazi per il piano, con una grande sensibilità». Veschi e Alberti gli fecero incidere nel 1985 un disco in piano solo, Blues For Myself, un lavoro citato persino sulla Penguin Guide To Jazz di Richard Cook e Brian Morton, in cui il pianista alterna l’esecuzione di sue composizioni ad alcuni celebri standard come Sophisticated Lady di Ellington e Without A Song. Il disco fu registrato a Milano presso lo Studio Barigozzi e fu pubblicato qualche mese dopo, nel febbraio del 1986. La Red in quegli anni testimoniò l’attività live del pianista con i tre volumi The Trio (con David Williams al contrabbasso e Billy Higgins alla batteria) registrati a Bologna nel 1985, ma Blues For Myself è rimasto uno degli album raccomandati per gradevolezza e intensità espressiva del pianismo di Walton. Memore dei consensi, di critica e di pubblico, di quella avventura la celebre etichetta discografica milanese – oggi rinata grazie all’iniziativa di Marco Pennisi – decide di estrapolare delle alternate takes di alcuni di quei brani e dare alle stampe questo More Blues For Myself. L’album si apre con Booker’s Bossa (ripresa in un’ulteriore versione quasi in chiusura) un brano che si sviluppa in due parti, una predominante in sol minore, e un’altra alternativa in mi bemolle maggiore che rendono immediatamente ragione dell’intensità espressiva del pianista. Segue Without A Song uno standard composto da Vincent Youmans, pubblicato per la prima volta nel 1929, reso celebre da Frank Sinatra e poi ripreso dagli artisti più diversi (da Mahalia Jackson alle Supremes, da Ray Charles a Stevie Wonder) qui in due versioni strumentali molto fedeli all’originale con una take 1 un po’ più “nervosa” della 2. Sixth Avenue e Bridge Work (anche quest’ultima in due versioni) sono ambedue composizioni di Walton che procedono sicure e senza pause in un percorso dettato da una grande attenzione per lo swing e per la tradizione. In particolare la successione di accordi di Bridge Work, che scendono cromaticamente per semitoni per tutto il brano compreso il bridge, rende l’ascolto particolarmente accattivante. Si chiude con Li’l Darlin’ un brano composto da Neal Hefti per Count Basie che fu pubblicato per la prima volta nel 1958 in un album intitolato The Atomic Mr. Basie. È la degna conclusione di un lavoro che riconcilierà gli appassionati con alcune delle caratteristiche che rendono il jazz – un termine che alcuni oggi non vogliono più utilizzare, ma questa è un’altra storia ancora tutta da raccontare – un mondo affascinante e piacevolmente seducente.

Nicola Gaeta, Musica Jazz, dalle note di copertina