Jordan Williams - Playing by Ear

Playing by Ear

Jordan Williams

COD: RR 123358-2 Categorie: ,

1. One Finger Snap (H. Hancock)
2. Waltz for Ellis (N. Reeves)
3. Steepian Faith (K. Kirkland)
4. Blue Ridge (N. Reeves)
5. Tayamisha (B. Williams)
6. Peace (H. Silver)
7. Ms. Baja (K. Garrett)
8. Left Alone (M. Waldron)

Jordan Williams, piano
Wallace Roney Jr, trumpet (tracks 1/3/4/6)
Nat Reeves, bass
Jeff “Tain” Watts, drums

Recorded By Tom Tedesco, Paramus, New Jersey, April 2025
Mastered By Rinaldo Donati and Fabrizio Fini
At Maxine Studio, Milano, July 2025
Executive Producer: Marco Pennisi / Ehm Srl, Milano

C’è qualcosa di sorprendentemente naturale, quasi necessario, nel modo in cui Jordan Williams si presenta al mondo con questo album d’esordio. Il titolo Playing by Ear è molto più di una dichiarazione estetica: è una presa di posizione sulla spontaneità, sull’ascolto profondo e sulla fiducia nell’emozione prima ancora che nelle strutture.
Jordan, classe 1996, si è fatto notare negli ultimi anni come uno dei giovani pianisti più promettenti della scena East Coast, con un approccio che unisce la fluidità lirica di Herbie Hancock all’architettura ritmica di Mulgrew Miller, ma filtrato attraverso un orecchio contemporaneo. Qui al suo primo disco da leader per la storica etichetta milanese Red Records, si affida ad una formazione che è un vero e proprio ponte tra generazioni, scuole e linguaggi. A cominciare da Wallace Roney Jr. il cui suono alla tromba è già marchiato da una forte identità sospesa tra l’ombra lunga del padre e una personale urgenza espressiva. Se il compianto Roney Sr. ha raccolto l’eredità di Miles Davis traghettandola nel XXI secolo, Roney Jr. sembra muoversi con meno peso storico e con un approccio più propenso all’esplorazione timbrica e al dialogo istintivo. Nat Reeves con le sue radici ben piantate nella tradizione e una carriera al fianco di maestri come Jackie McLean e Eric Alexander, è qui il custode del tempo e dell’anima, il centro di gravità attorno al quale ruotano le intuizioni degli altri componenti di questo combo. Il suo tocco al contrabbasso è calmo, autorevole, mai invadente. Poi c’è Jeff “Tain” Watts una vera leggenda vivente. La sua presenza conferisce all’album una tensione dinamica costante. Non è mai solo accompagnamento, ma una fonte continua di energia centrifuga: fraseggi asimmetrici, groove scomposti, esplosioni di fuoco e ombre. Quando lui suona la band non può che ascoltare. E lo fa.
Eccome se lo fa.

Nicola Gaeta