Focus

James Williams & Dennis Irwin

COD: 206-1-1-1-1 Categorie: ,

1. Focus
2. Mimosa
3. For My Nephews
4. In A Sentimental Mood
5. Invitation

James Williams, Piano
Dennis Irwin, Bass

Recorded At Studio 67
Bologna, Italy, December 6, 1977
First Edition (1978) Produced By Alberto Alberti,
Executive Producer: Sergio Veschi
Art Direction: Marco Pennisi
Cover Photo: Pino Ninfa
James Williams E Dennis Irwin: Luisa Cairati
Booklet Photo: Pino Ninfa
Inlay Photo: Carlo Pieroni
Remastered By Rinaldo Donati
At Maxine Studio, Milano
Executive Producer: Marco Pennisi
Ehm Srl, Milano

Ripreso dai nastri originali, restaurato e nuovamente mixato nel 2023.

Quando Sergio Veschi e Alberto Alberti, decisero di registrare il duo, appare evidente che avevano la consapevolezza di tuo vari di fronte ardue ottimi giovani musicisti, sebbene all’epoca pressoché sconosciuti. Williams, infatti, era un pianista con all’attivo un solo disco da leader, Flying Colors, registrato da poco, il 6 luglio 1977 con il trombonista Slide Hampton, mentre per Irwin Focus, che si apprestava a registrare per la Red Records assieme al musicista di Memphis, sarebbe stato l’unica testimonianza della sua attività da (co)leader. Approfittando delle date italiane della tournée degli Art Blakey’s Jazz Messengers, Alberti propose a Wiliams e Irwin di incidere un duo pianoforte-contrabbasso.
Il duo registrò cinque brani in tutto di cui uno firmato da Williams, due da Irwin e due standard.
Focus fu pubblicato nel 1978 ed ebbe una circolazione limitata essenzialmente all’Italia. I problemi tecnici che si erano verificati in fase di registrazione e che ora sono stati completamente risolti, indussero la Red Records a non trasferire la session in compact disc quando, agli inizi degli anni Ottanta, questo supporto si impose sul mercato. Così Focus fu destinato a un lungo e immeritato oblio, da cui oggi finalmente viene sottratto da questa ripubblicazione che per molti appassionati costituirà una piacevole novità.

Focus, composizione che dà il titolo all’album e che sarebbe stata più volte registrata da Williams in studio e proposta in concerto, è un brano dotato di una melodia fresca che si articola su un ritmo mosso. Dopo l’esposizione del tema, l’assolo di Williams si sviluppa con grande razionalità ed è dotato di un grandissimo swing sorretto dal solidissimo lavoro di Irwin. Il successivo intervento solistico del contrabbassista mette in mostra il suo splendido timbro nonché una cavata profonda, nitida e precisa.
In a Sentimental Mood fu composta da Duke Ellington nel 1935 A Durham, North Carolina. Sulla sua genesi Ellington dichiarò: “…avevamo suonato un grande ballo in un magazzino di tabacco, e in seguito un mio amico, un dirigente della North Carolina Mutual Insurance Company, aveva organizzato una festa. Stavo suonando il pianoforte quando un altro dei nostri amici ebbe qualche problema con due ragazze. Per tranquillizzarli, composi questa canzone lì per lì, con una ragazza su ciascun lato del pianoforte”. L’interpretazione fornita da Williams e Irwin è esemplare sin dall’introduzione di pianoforte che, almeno inizialmente, richiama alla mente le atmosfere sospese di Billy Strayhorn. Sebbene tutta l’esecuzione sia improntata alla massima rilassatezza, tuttavia c’è un’intima tensione interna che attraversa l’intero brano e che cattura l’ascoltatore senza permettergli di distogliere l’attenzione dall’articolata narrazione del duo. Se è vero, come sosteneva Coleman Hawkins che ogni assolo deve raccontare una storia, allora Williams e Irwin sono splendidi narratori, capaci di tenerci concentrati sul loro discorso dall’inizio alla fine. Gli oltre tredici minuti in cui si articola questo standard mostrano come esso sia stato in realtà suddiviso in vari momenti, tutti perfettamente identificabili, e come questi siano dotati di un proprio equilibrio interno e di un proprio picco emotivo, quasi siano micro-composizioni indipendenti racchiuse all’interno di uno stesso brano. La maturità con cui Williams e Irwin affrontano uno dei capolavori di Ellington è davvero sorprendente se rapportata alla giovane età dei musicisti.
Marco Giorgi