1. Speak Low (K. Weill)
2. Only Trust Your Heart (B. Carter, S. Cahn)
3. Minor Thursday (G. Pasini)
4. You’re Looking At Me (B. Troup)
5. Where Do You Go (S. Monteiro, J. Allmark, W. L. Gaines, J. Menna)
6. Tess (G. Pasini)
7. I Told You So* (G. Cables)
8. Never Let Me Go* (J. Livingston)
* BONUS TRACK
Gaspare Pasini, alto sax
Shawnn Monteiro, voice
Tim Ray, Piano
Dave Zinno, bass
Steve Langone, drums
Recorded and mixed at Imputlevel Studio
March 6 and 7, 2011
Sound engineer: Claudio Zambenedetti
Executive producer: Marco Pennisi / EHM Srl, Milano
Se c’è un’arte non surrogabile nel jazz è il nitore nell’esposizione del tema e in questa materia Monteiro si mette sulla scia delle grandi radici della vocalità, con il suo range mezzosoprano attraverso il quale palleggia il pitch, dipingendo di dinamica in dinamica le suggestioni migliori per costruire la perfetta interplay con Pasini, il cui ricorso a un timbro quasi tenorile del sax contralto sembra volersi integrare timbricamente a completare la tavolozza dei colori propri dei mood di ogni brano interpretato insieme.
Presupposta la tecnica, è nella costruzione comune del linguaggio, nell’adesione all’uso del vibrato come nel controllo della tonalità, che risiede la bellezza intima di Ball & Boss. Come in Only Trust Your Heart o You’re Looking at Me, che si fa ballad dimezzando il tempo del medium swing di Nat King Cole del 1956 e in cui la formazione è al completo servizio della musica (e non c’è strumentista che potrà negare quanto sia proprio lo slow tempo a far parir la nobilitate dell’interpretazione, roba difficilissima, pressoché sciamanica).
Certo, non esattamente un quintetto o quartetto qualunque, quello che Pasini riesce a far esprimere al suo meglio, disvelando una luminescente qualità leaderistica, considerato che Dave Zinno al contrabbasso e Steve Langone alla batteria non solo sono una delle migliori sezioni ritmiche in circolazione, ma vantano mutue collaborazioni nei decenni e la compresenza in quel To Carmen with Love di Shawnn Monteiro, che è allo stato il più emozionante (e coraggioso) tributo alla McRae. E così pure Tim Ray al piano, che John Patitucci, tra gli altri, ha voluto spesso e volentieri accanto a sé, asseconda il metalinguaggio onirico e lirico di Gaspare Pasini con tessiture ed estensioni delle possibilità armoniche, tanto desuete quanto integrate come fossero da sempre dentro i brani.
Qualcosa che è bello sapere esistere e sa di resistente rivoluzionarietà.
Lingua pura per la poesia
Paolo Romano
