Appointment In Milano

Bobby Watson

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1. Appointment In Milano (B. Watson)
2. Ballando – Dancing (B. Watson)
3. If Bird Could See Me Now (B. Watson)
4. Watson’s Blues (P. Bassini)
5. (I’m) Always Missing You (A. Zanchi, B. Watson)
6. Funcalypso (A. Zanchi)

Bobby Watson, alto saxophone
Piero Bassini, piano
Attilio Zanchi, bass
Giampiero Prina, drums

Recorded at Barigozzi Studio, Milano, February 6, 1985
Producers, Bobby Watson, Attilio Zanchi, Alberto Alberti

Abbiamo ascoltato la copia del nastro master originale di Appointment in Milano con l’utilizzo di registratori professionali tarati a dovere e su impianti con elettroniche valvolari e a stadio solido di primissima qualità. Le sorgenti impiegate sono il Telefunken M15A nella versione europea con testine rivolte verso il basso, lo Studer B67 MKII con testine butterfly e il Revox PR99 MKIII.

Questo ottimo lavoro discografico di musiche originali vede la collaborazione tra l’artista del Kansas e alcuni tra i migliori musicisti italiani di quegli anni. Il quartetto è composto da Bobby Watson al sax alto, dal pianista Piero Bassini, dal bassista e contrabbassista Attilio Zanchi e dal batterista Giampiero Prina.
L’incisione è stata fatta nel giugno del 1985 nello storico studio di registrazione milanese, Barigozzi. Il fondatore dello studio di registrazione è il compianto Giancarlo Barigozzi, noto sassofonista in attività tra gli anni Cinquanta e i primi anni Settanta e abile ingegnere del suono.

I nastri del 1985 sono stati incisi senza l’utilizzo del Dolby e alla velocità di 30 IPS (76 cm/s). La copia che ci è stata fornita è sul comodo nastro a lunga durata LPRgo da ¼ di pollici con il flusso magnetico a 320 nWb/m. La velocità della registrazione è di 15 IPS (38 cm/s) con l’equalizzazione europea CCIR (IEC).

Appointment in Milano è stato ampiamente acclamato dalla critica internazionale ed è stato apprezzato, non solo dagli appassionati dell’hard bop e del jazz in generale, ma in particolar modo dagli audiofili che lo hanno fatto diventare uno dei dischi di riferimento della Red Records. L’album inizia con l’effervescente brano Appointment in Milano che dà il titolo a questo lavoro discografico. Il suono è dettagliato e, allo stesso tempo, la trasparenza e la dinamica emergono con prepotenza. Il contrabbasso è pulito e ben delineato, il pianoforte è amalgamato con il resto degli strumenti, il sassofono emerge al centro della scena, mentre la batteria si fa sentire con precisione e realismo.
Nel secondo coinvolgente brano intitolato Ballando (Dancing)
la sensazione di energia e presenza è veramente elevata. La sezione ritmica è di livello e Giampiero Prina in alcuni passaggi ricorda lo stile inconfondibile di Steve Gadd, uno dei batteristi più influenti della storia della musica. Il soundstage evidenzia un suono più in avanti che in profondità e la separazione tra gli strumenti è di buona fattura. Il terzo brano, sempre scritto dal musicista americano, si intitola If Bird Could See Me Now ed è un gioioso solo di sassofono alto. Questo strumento è dotato di trasparenza, dettaglio e realismo; in esso si riescono ad apprezzare in pieno tutti i virtuosismi dell’artista. La quarta bella composizione Watson’s Blues è del bassista Piero Bassini e il suono è, come nei precedenti brani, mai eufonico o confuso, anzi, direi piuttosto neutro e coinvolgente sotto l’aspetto dinamico. Il brano successivo è un’eccellente ballad dal titolo (I’m) Always Missing You scritta a due mani da Attilio Zanchi e Bobby Watson.
Il suono trasparente del quartetto è allo stesso tempo caldo e avvolgente. Inoltre, nel palcoscenico sonoro, gli strumenti sono riconoscibili nelle loro posizioni. Da non perdere anche l’ultimo brano dal titolo Funcalypso di Attilio Zanchi in cui l’impostazione sonora rimane la stessa delle tracce precedenti. Pure questo brano emerge per brillantezza musicale e per l’energia coinvolgente della performance.

In definitiva, i motivi incisi in Appointment in Milano mettono in risalto il virtuosismo, la creatività e la sinergia tra i musicisti.
Il quartetto crea un sound accattivante e dinamico, conferendo all’album un’atmosfera vivace e coinvolgente. In quegli anni, l’album è stato un ottimo esempio di jazz contemporaneo e, come accennato in precedenza, dimostra come le collaborazioni tra artisti statunitensi e italiani possano dare vita a produzioni musicali di grande qualità e interesse a livello internazionale.

E sicuramente questo primo master della Red Records è tra i migliori tra quelli ascoltati finora: spicca sotto il profilo del dettaglio e della pulizia dei transienti. Aspettiamo con trepidazione le prossime uscite.

Luca Lombardi, Suono, estratto dal n. 580, Marzo 2024

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