WHERE WE ARE

Project Info:

PABLO BOBROWICKY, GUITAR

MARTIN IANNACONE, BASS

PEPI TAVEIRA, DRUMS

http://www.pablobobrowicky.com.ar

Where We Are
Pablo Bobrowicky | Red Records


By Mark Corroto - AAJ
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Writing about jazz is made more difficult when you are presented with a nearly perfect recording. What can you say about Miles Davis’ Kind Of Blue or John Coltrane’s A Love Supreme ? Because the recording is itself complete, words fail. I go to a tried and true method (with close friends only, please), buy the record, if you hate it, I’ll give you your money back. Although my words have, the refund policy has never faltered.

I’m tempted to offer refunds for dissatisfied listeners of Pablo Bobrowicky’s jazz standards recording. The 30-something Argentinean guitarist recording for an Italian label doesn’t give us Latin versions of Monk, Duke, and Dizzy as much as he delivers a long distance perspective on the second half of the 20th century. The trio of guitar/bass/drums covers ten standards, all attributed to the jazz giants: Coltrane, Ellington, Miles, Charlie Parker, Thelonious Monk, and Gillespie, plus four originals. Bobrowicky begins with Charlie Christian, Wes Montgomery, and Jim Hall for inspiration. Crafting music in their styles. He draws his swing from Christian, deep grooves from Montgomery, and like Hall is more comfortable on ballads and slow tunes. When he plays a blues, I hear Tal Farlow’s spirit. He is breathing American jazz, pumping it through his large Argentinean heart, and returning it not in translation but in panorama.

Where is jazz coming from this century? Bobrowicky states a solid case for offshore inspiration, far away from New York’s incestuous scene. The distance afforded to European and South American jazz artists allows for perspective, serious woodshedding, and unfettered development of ideas. If words failed here, it’s only because this is such a great effort.

Track List:Angelica; One For Charlie; Evidence; Au Privave; Body And Soul; Simple Blues; Come Sunday; Invitation; Lonnie’s Lament; On For Wes; Rio De La Plata; Prelude To A Kiss; Wee; I Fall In Love To Easily.

Personnel: Pablo Bobrowicky

Style: Straightahead/Mainstream


Ho conosciuto Pablo Bobrowicky (pronuncia Bobrovitzky) 6 anni fa attraverso Luis Agudo (percussionista argentino da anni residente in Italia e che ha suonato con molti luminari come Elvin Jones, Steve Grossman, Baden Powell, Watson, V. Lewis, e altri) in modo del tutto fortunoso.

All'epoca Luis abitava a Santiago del Cile e di tanto in tanto andava a Buenos Aires per trovare gli amici di gioventù e ciò che rimaneva della sua famiglia. Un giorno di settembre mi telefona dal "Sud del mondo" per dirmi che ha registrato delle cose assieme a dei suoi amici e che mi avrebbe mandato la cassetta.
Il mio atteggiamento non fu molto favorevole giacchè al di là della musica mi domandavo a chi avrebbe potuto interessare una musica fatta da sconosciuti jazzisti di B. A.
Grande errore poichè il primo a cui interessava quella musica ero io.
Mi interessava perchè si esprimeva in timbri, melodie, suoni e soprattutto ritmi insoliti e c'era questo chitarrista che non faceva molte note ma erano tutte giuste e molto espressive.

Insomma Jazz d'alto livello con un armamentario di ritmi e melodie di derivazione africana e afrobrasiliana. Non era la solita cartolina illustrata ma qualcosa che aveva una sua vena, colta e popolare assieme, che esprimeva compiutamente un confronto fra culture diverse.
Inoltre all'epoca, ma ancora oggi, leggevo molto gli scrittori sud americani e mi sembrava che quella musica avesse molto a che fare il soul dei personaggi di quegli scrittori: Coloane, Hernan Rivera Letelier, Borges, Joao Guimaraes Rosa, Vargas llosa, Amado etc.

Bobrowicky (pronuncia Bobrovitzky) ha oggi circa trent'anni, è di famiglia ebrea d'origine libanese trapiantata in argentina da molto tempo. Ha studiato chitarra classica con i più importanti insegnanti argentini, insegna in una scuola di Buenos Aires, è sposato con una psicanalista, ha due figli, ha studiato a New York un paio di mesi con Jim Hall quando aveva 23/24 anni e soprattutto ha suonato per più di tre anni con Norberto Minichillo - batteria, piano, marimba, compositore - che è uno dei padri del jazz in Argentina. 
Con Minichillo Pablo ha suonato in trio il che significa che ha dovuto farsi le ossa in tutti i sensi poichè gran parte del peso della musica gravava sulle sue spalle. 
Quella esperienza è confluita in un nostro CD dal titolo emblematico: "Baires Blue" dove ci sono alcune melodie che non si dimenticano facilmente.


Il Cd sucessivo di Pablo si chiama "Where We Are" ed è una raccolta di standards: Monk, Ellington, Parker, Coltrane, Gillespie più alcuni originals e dediche a Wes Montgomery, Charlie Christian, Jim Hall e Tal Farlow.

E' un punto d'arrivo perchè permette di verificare il punto in cui si colloca Pablo nei confronti di una illustre tradizione sia strumentale che compositiva. E' un punto di partenza per nuove esplorazioni.

La caratteristica principale di Pablo mi sembra essere l'estrema naturalezza delle cose che suona, l'originalità delle frasi e nell'insieme la sua grande pertinenza jazzistica. C'è tutto del jazz di tutti i tempi ma anche una introduzione lessicalmente pertinente di ritmi insoliti come la Murga, Candombè, Chacarera, Zamba e altri ritmi di derivazione africana e afroindia collocati principalmente nelle zone dell'Argentina che confinano con l'Uruguay, Paraguay, Brasile, Bolivia.

P
ablo suona indifferentemente, a seconda delle necessità espressive del brano, sul quattro con uno swing che darebbe dei numeri a parecchi swinger di New York e di Harlem sia sui tempi dispari che sugli spazi. In altre parole sul tempo e sul ritmo NON HA alcun problema, possiede il senso della costruzione melodica e dell'architettura dell'assolo e non copia nessuno pur avendo, come tutti, riconoscibili influenze che si stemperano in una originale e personale musicalità che privilegia il feeling all'esibizione tecnica.

Pablo piace e molto ai chitarristi e piace anche a chi lo ascolta nel senso di pubblico generico. Condorelli lo ha apprezzato molto ed ha scritto una breve nota al Cd "Where We Are". Io l'ho apprezzato così tanto d'aver prodotto tre suoi dischi. Luca Conti ha scritto delle pertinenti note di copertina al disco e "AllAboutJazz" lo ha recensito con queste parole:

Scrivere di jazz diviene più difficile del solito quando ci si trova di fronte a una registrazione che rasenta la perfezione. Che si può mai dire di Kind of Blue di Miles Davis o A Love Supreme di John Coltrane? 
Quei lavori sono talmente perfetti in se stessi che le parole che si possono loro dedicare falliscono nel tentativo di renderne conto. Spesso mi affido a un metodo sperimentato (ma solo con gli amici più stretti!): comprate il disco e, se non vi soddisfa, vi rifonderò la spesa. Diversamente dalle mie parole, l'assicurazione di risarcimento non fallisce mai.
E sono proprio disposto a rimborsare gli ascoltatori che non rimarranno soddisfatti dagli standard jazzistici registrati da Pablo Bobrowicky. Il chitarrista argentino, che ha qualcosa in più di trent'anni e lavora per un'etichetta italiana, non ci propone versioni latine di Monk, Duke e Dizzy; piuttosto, ci pone di fronte a una visione prospettica della musica della seconda metà del XX secolo. 

Il trio chitarra-basso-batteria affronta sei standard, tutti di giganti del jazz (Coltrane, Ellington, Miles, Parker, Monk e Gillespie) più quattro composizioni originali. 

L'ispirazione di Bobrowicky prende le mosse da Charlie Christian, Wes Montgomery e Jim Hall. È sui loro stili che si è formata la destrezza dell'argentino. Il suo swing deriva da Christian, il profondo groove da Montgomery, mentre, come Hall, Bobrowicky è più a suo agio con le ballad e i motivi lenti. Quando suona un blues, posso sentire lo spirito di Tal Farlow. Il chitarrista respira jazz statunitense, lo fa scorrere nel suo grande cuore argentino e lo restituisce poi non come una traduzione ma come un paesaggio dell'anima.

Da dove viene il jazz di questo nuovo secolo? 

Bobrowicky difende con fermezza l'ispirazione maturata in luoghi fuori mano, lontani dall'incestuosa scena newyorkese. La distanza concessa ai jazzisti europei come a quelli sudamericani permette loro una diversa prospettiva, un serio mutamento di orizzonte e un libero sviluppo di idee. Se poi le parole vengono meno, è solo perché si tratta di un grandioso raggiungimento musicale.

Mark Corroto - All About Jazz
(traduzione Daniele Cecchini)

 

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