THE SOUND

Project Info:

VITTORIO GENNARI, A. SAX

ROBERTO BACHI, PIANO

MASSIMILIANO TONELLI, BASS

JOE PAGNONI, DRUMS

Vittorio Gennari The sound
Vittorio Gennari vive a Pesaro, la città di Gioacchino Rossini, nei cui dintorni è nato settantaquattro anni fa in una famiglia di musicisti dilettanti. Ha iniziato adolescente suonando il clarinetto, ricevendo dal fratello musicista le nozioni di base sulla musica e sullo strumento, e già a quindici anni suonava nelle dance band della zona .
L'incontro con il jazz è avvenuto "spontaneamente", nel clima del secondo dopoguerra italiano, attraverso la radio e la pratica musicale e strumentale con gli altri musicisti con cui lavorava. Attorno ai vent'anni Gennari si trasferisce in Svezia, a Stoccolma, e suona sia nelle dance band che in ambito jazzistico girando estensivamente il nord Europa. Anche in Svezia il mondo della musica da ballo e quello del jazz si sovrappongono e conosce numerosi musicisti svedesi e americani con i quali collabora estensivamente. Fra questi Monica Zetterlund, Arne Domnerus, Frank Foster, Tony Scott, Benny Baley, Putte Wickman e numerosi altri. A metà circa degli anni 60 torna a Pesaro ed inizia a lavorare nei locali della riviera adriatica suonando sia jazz che musica leggera. Nell'ambito del Conservatorio di Pesaro, verso la fine degli anni 70, viene istituita una cattedra di Jazz, affidata a Bruno Tommaso, e successivamente si costituisce la Marche Jazz Orchestra, sempre affidata alla direzione di Bruno Tommaso e altri, con la quale Vittorio Gennari  lavora per oltre vent'anni fino allo scioglimento della stessa.
Attualmente Vittorio Gennari è in pensione e conduce una tranquilla e serena vita  dedicata tutt'ora alla musica, localmente è molto attivo,  alla bicicletta e ai nipotini.
Ho conosciuto Vittorio Gennari a Pesaro durante il Festival Nazionale dell'Unità del settembre 2006 nel cui ambito c'era un padiglione dedicato al jazz, organizzato dal Fano Jazz Club e dal suo "motore" Adriano Pedini, in cui tutte le sere si esibivano gruppi locali, musicisti noti a livello nazionale e si tenevano affollate Jam Session di allievi del locale Conservatorio, che annovera numerosi talenti. Adriano Pedini presentò Vittorio Gennari come il decano del jazz marchigiano e, vista l'età, del Jazz italiano in senso lato che costituiva, localmente,  un sicuro punto di riferimento e un maestro per i musicisti più giovani.
Ciò che mi piacque e mi  piace della musica di Vittorio Gennari, e spero sia altrettanto apprezzato dagli ascoltatori, è la sua sincerità e onestà che riflette non solo il suo atteggiamento verso la musica ma anche verso la vita. Vedere questo uomo di settantaquattro anni suonare tranquillamente con modestia, umiltà e il fervore di un ragazzino è oggi uno spettacolo inconsueto e per me decisamente apprezzabile.
Inoltre, Vittorio Gennari, possiede delle doti musicalmente e jazzisticamente tutte sue e più che apprezzabili, che, a mio avviso, si estrinsecano in suono, senso melodico e senso del jazz.
Nel suo modo di suonare il jazz c'è qualche cosa di molto antico e allo stesso tempo moderno,  oggi abbastanza inconsueto, che si estrinseca nelle sue capacità narrative: i suoi soli "raccontano una storia". Non suona gli accordi ma inventa delle melodie sugli stessi che hanno la caratteristica della variazione tematica che si sussegue con logica, rigore e sentimento illuminando il brano che suona di un colore, una luce originale e personale capace di catturare l'attenzione di chi lo ascolta e di trasmettere il brivido dell'emozione "hic et nunc". Questo lo fanno, o drovrebbero farlo, tutti i solisti ma pochi, a me sembra, oggi lo fanno  con la profondità, lo spessore, il lirismo, la sostanza e il livelo di Gennari.
Gennari possiede “il linguaggio” perchè egli stesso è parte della sua  storia di cui é preziosa testimonianza e interprete della stessa. La sua è una marginalità mondana a cui si contrappone un’integrità e una verità che sono piene di storia.
Nella maestria con cui suona le ballads, capaci di "strappare il cuore" a chi le ascolta, per esempio come in Everything Happens To Me, nel suo suono, unico e distintivo,  nel fraseggio, in cui non ci sono patterns ma continua e inesauribile invenzione melodica, c'è qualcosa di magico che appartiene al jazz d'altri tempi e per questo senza tempo. La sua musica sa farsi ascoltare e non si dimentica tanto facilmente. Almeno a me fa questo effetto e il riascolto aggiunge interesse e curiosità e non la monotonia delle cose consumate troppo in fretta e che facilmente si dimenticano come molte delel cose di moda che oggi si sseguono.
Merito di Vittorio Gennari e dei suoi accompagnatori, che sono del tutto funzionali ad un progetto che ha l'espressione al suo centro, è quello di aver riportato il jazz all'essenziale: esprimere, comunicare con un linguaggio che conosce alla perfezione e che nelle sue mani è sempre fresco, ispirato, non sente l’usura del tempo  e che i suoi musicisti, la  band  con cui suona abitualmente, assecondano adeguatamente.
La musica di questo disco ha un “suono”, “il suono” di Vittorio Gennari, capace di emozionare come pochi con le sue storie musicali che sono anche storie di vita.
Non so se questo CD avrà il successo che, a mio avviso, merita ma quel che è certo e che io sono felice d’averlo fatto.

Drtgio Veschi

 


 

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