SOUTH OF THE WORLD

Project Info:

PABLO BOBROWICKY, GUITAR

LUIS AGUDO, PERCUSSION

NORBERTO MINICHILLO, DRUMS MARIMBA, PERCUSSION

guest

Bobby Watson, as

Sam Newsome, ts ss

www.pablobobrowicky.com.ar/

http://www.jazzitalia.net/artisti/pablobobrowicky.asp

"Un vaporoso swing multietnico fra Monk, Buenos Aires e la Terra del Fuoco"

Il Manifesto



Il grande Jazz del Sud del Mondo
Non è facile rendere un’idea precisa di South Of The World a parole. Si tratta di una preziosa documento del trio Bobrowicky-Minichillo-Agudo che testimonia una delle migliori espressioni della "via al jazz" del Sud del Mondo. E’ avanguardia, ma non nell’accezione comunemente riconosciuta. A differenza dell’avanguardia che conosciamo, questa musica, geograficamente quasi ai confini del mondo, è spontanea e stupisce l’ascoltatore senza voler stupire. Fra folklore popolare (Casinha Pequenina), composizioni originali dai più svariati sapori a standard di Monk (Straight No Chaser e Well You Needn’t) si snoda questa interessante playlist nella quale trovano spazio anche i sassofoni, alto e tenore, di Bobby Watson e Sam Newsome in tre brani (in un format pianoless trad-oriented). La cosa che inchioda l’ascoltatore alla sedia è la coerenza del dialogo a tre e la forza di trasmissione di un messaggio immediato senza passare per sofisticati arrangiamenti e riempire di orpelli il discorso musicale. Cercherò di essere più chiaro. Il vocabolario del musicista jazz in un certo senso è l’elemento che sta alla base del proprio linguaggio per l’espressione di messaggi che potremmo definire "verbali". Bobrowicky è un eccellente chitarrista influenzato da Jim Hall e dalla musica della sua terra, possiede il lirismo e il calore delle proprie radici, dotato di una tecnica ineccepibile, ricco linguaggio e profonda conoscenza della storia del jazz, così come Minichillo e Agudo, ma, come ho appena precisato, pur essendoci alla base un’importante padronanza del linguaggio, il trio esprime un messaggio non verbale (anche suonando, come effettivamente avviene, con pertinenza sui changes e swingando rispettando le punteggiature). Si assiste, pertanto, a una scissione (abbandono?) del pensiero musicale intellettualizzato dalle immagini che possiedono un forte investimento emotivo, spontaneo e immediato, come dicevo in precedenza. Il loro messaggio non verbale è il veicolo di pensieri e stati d’animo nascosti e inconsci. Il tutto organizzato in un dialogo interno (niente a vedere con la nozione convenzionale di interplay) diretto verso gli altri, verso chi li ascolta, innestando melodie monkiane in un background poliritmico, frasi angolari e spigolose in un rigorosissimo contesto armonico, come è d’uopo per il solista in contesti pianoless. La loro musica, pur così lontana, ha la potenza e la meraviglia di avvicinare l’emittente e il destinatario portandoli a un rado più elevato di armonia: creano una sorta di vicinanza comunicativa. Probabilmente è anche questa considerazione che rende così importante questa musica: qui si può valutare e palpare la natura della relazione fra musicista e fruitore mentre altri messaggi generano sensazioni di distanza (tanto più vero oggi quanto più il messaggio è lontano, esotico e distante dalla nostra cultura) e di assenza della comunicazione. Merita inoltre una menzione speciale il ruolo che gioca la marimba suonata da Norberto Minichillo il quale riesce armoniosamente nel compito difficile di integrare i linguaggi musicali stranieri al discorso molto sviluppato e strutturato del jazz senza cadere in una coloritura musicale che non dà granché né al jazz né al sostrato etnico a cui si ispira. Potrei estendere queste considerazioni anche a Luis Agudo aggiungendo comunque che egli è riuscito in questa opera con un’efficacia senza eguali, e South Of The World testimonia ampiamente l’autorevolezza di questo musicista che ha saputo emancipare le percussioni dal classico ruolo decorativo e supplementare innestandosi con maestria nell’ordito sonoro, sostenendolo e talvolta indicandone la via. In questo disco Agudo si rivela anche un batterista molto personale. Ultimamente un giovanotto di nome Tony Scott si è interessato a questo disco (e lo ha voluto!) colpito in modo particolare dallo stile di Minichillo alla marimba. Forse un altro episodio di Music For Zen Meditation? Dipende da Mr. SV. Tony Mancuso

IL CD: “SOUTH OF THE WORLD”

La Red Records di Sergio Veschi è una etichetta sempre attenta a valorizzare talenti originali e fuori dalla norma. Lo prova il ricco catalogo ed il reperibile “JazzNotice” che contiene oltre venti anni di impegno soprattutto verso il jazz moderno, l’improvvisazione e fin dall’inizio verso l’etno jazz. Targato RR269 “South of the World” ne è una delle ultime testimonianze. Firmato dal talentoso chitarrista argentino, ma di evidenti origini polacche, Pablo Bobrowicky che lo vede coinvolto insieme ad altri due eccellenti connazionali: il percussionista Luis Agudo e il batterista e soprattutto marimbista Norberto Minichillo ed al saxofono alto Bobby Watson. 12 brani originali e 2 classici di Monk riarrangiati ed interpretati in maniera insolita e di grande effetto, oltre 70 minuti di musica che fonde tradizioni, linguaggi, varietà ritmico - timbriche e raffinate melodie. Ma South of the World è soprattutto un esempio di integrazione, di coinvolgimento e di rispetto.

LUIS CI PUOI RACCONTARE COME E’ NATO QUESTO CD?
Un giorno mi chiamò a casa, stavo a Santiago, Pablo Bobrowsky, comunicandomi l’intenzione di registrare alcuni brani insieme a Norberto Minichillo, con il quale sono legato da molti anni da una profonda amicizia. Il giorno dopo partii per Buenos Aires per trovarci tutti e tre in sala di registrazione.
Al termine della registrazione consigliai a Pablo di spedire la cassetta a Sergio Veschi di Milano. Rispose prontamente sollecitandoci di aggiungere altri brani sufficienti per completare il CD. Rientrammo così in sala. Non avevamo mai suonato insieme prima e le nostre prove le abbiamo fatte in sala, più verbali che pratiche. La sorpresa più grande fu quella di scoprire Norberto, lo conoscevo come batterista e percussionista, non come bravo suonatore di marimba.

DOMANDA: QUANTI SONO I BRANI E COME TI SEI RELAZIONATO CON LORO E CHE STRUMENTI HAI UTILIZZATO?
I brani sono 14. Pablo ne aveva già incisi 2 a New York con altri musicisti in un contesto tipicamente bebop, con Pepi Taveira alla batteria. Poi ne abbiamo scelti due di Thelonius Monk, “Straight no chaser” e “Well you needn’t”, dove ho utilizzato il Boloum Batam (arpa - liuto a tre corde Malinke n.d.a.) come basso. Tra le registrazioni reperibili nei cataloghi etnici è la prima volta che questo strumento viene registrato in un contesto diciamo jazzistico.
Per il brano “Nescape”, a New York avevo dato a Bobby Watson la base registrata da noi. Lui a Milano, dopo averla ascoltata una volta sola , ha subito sovrainciso. Certo, stiamo parlando di Bobby Watson!
“De Buenos Aires a Rio” è un brano di Minichillo dove suona la marimba, Pablo la chitarra ed io il tutago, un set personale formato da una conga messa orizzontalmente su cui appoggio tamburine, agogo ect., che mi permette di suonare una ritmica piuttosto complessa.
“Casinha pequenina” è un vecchio brano del repertorio popolare brasiliano.
Il brano “Tierra, aire y fuego” è una Chacarera, un ritmo tipico del folclore argentino, sicuramente di origine africana. E’ una eredità, un patrimonio che viene trasmesso dalle radici di ognuno, è quello che chiamiamo linguaggio e non è questione di bravura. Mio padre, che era un ottimo chitarrista suonava la chacarera ed io da bambino lo accompagnavo con un piccolo tamburo folclorico, che si chiama Caja Salte.

PENSAVATE DI INCONTRARVI NELLO STUDIO DI REGISTRAZIONE PER FARE UNA PROVA, INVECE DOPO IL PRIMO ASCOLTO E’ DIVENTATO CD. IL LIVE STUDIO RECORDING E’ UN’ALTRA COSA CHE TI APPARTIENE, NON E’ COSI’?
La musica jazz è un formidabile esempio, nel senso che i figli degli africani, nel desiderio di esprimersi, adottano gli strumenti che non gli appartengono facendo nascere la musica probabilmente più importante di questo secolo. Quando si possiede un linguaggio, con i suoi codici, si può suonare anche una scatola di fiammiferi e dire qualcosa. Difficile è quando non lo si possiede e si vive inventando. La Ricordi di Buenos Aires ha pubblicato un libro di Minichillo, dove illustra tecnicamente i ritmi delle nostre terre.

E GLI ALTRI BRANI?
Ce n'è uno in cui suono il pianoforte, dopo aver registrato il ritmo con la batteria. Si chiama “Anikè” che vuol dire, nel linguaggio senufo della Costa d’Avorio, grazie. Il ritmo invece appartiene all’immenso bagaglio musicale del Togo, che ho imparato molti anni fa a Parigi dal trombonista togolano Adolph Winkler.
“Maxi cuore” l’ho composto con il mio pandeiro: si tratta di una descrizione umoristica ed amichevole della personalità di Norberto nell’ambiente musicale notturno di Buenos Aires.
“Imagino Salgueiro" è una composizione di Pablo dedicata alla Scuola di Samba di Rio, dove ho passato un bel pezzo della mia vita.
“Luli” è un altro delicatissimo brano di Pablo, è il racconto di una bambina che porta quel nome.
“Casi seguro” è un brano suonato in duo: Pablo alla chitarra ed io al Djembè e al Darabuka. Il ritmo si chiama Candomble del Rio della Plata, più precisamente di Montevideo of Uruguay.
“Max who?” è un brano di Minichillo che ha inciso a New York. Vorrei menzionare il giovanissimo Esteban Perez Ezquivel che ha partecipato al disco con i flauti dell’altopiano boliviano, che lui stesso costruisce, ed il fonico Alvaro Vilagra che comprova il fatto che il tecnico di registrazione deve essere anche un musicista.

E IL “BLUES PARA ADAMO”?
Mentre eravamo in studio di registrazione ci arrivò la notizia della scomparsa del padre di Sergio Veschi e così gli abbiamo dedicato un piccolo blues. Da molto tempo ci lega con Sergio una amicizia e collaborazione. Devo sottolineare il suo coraggio: pubblicare la musica di tre argentini registrata nella loro terra, non è facile dal momento che tutti sanno che le cose che hanno certe radici, per avere una certa ripercussione devono essere fatte a New York è uno scherzo, amaramente umoristico.



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