MIDNIGHT BLUE

Project Info:

WALTER BISHOP JR, PIANO

REGGIE JOHNSON, BASS

DOUG SIDES, DRUMS

Ibrahim Ibn Ismail: il principe del bop!
Parliamo di Walter Bishop Jr. che durante la sua militanza nei Jazz Messengers di Art Blakey si fece musulmano (percorso comune anche al trombettista Kenny Dorham) senza comunque, per questo, farsi riconoscere sotto il suo nuovo nome. Pianista di grande spessore che meriterebbe una maggiore considerazione sia per la sua importanza storica, in qualita' di compositore e didatta, che per l'imprescindibilita' di buona parte delle sue incisioni. Una di queste e' proprio Midnight Blue registrato nel dicembre del 1991 da questo eccellente stilista bebop. Egli e' uno dei massimi esponenti del piano-jazz moderno, depositario di uno stile che trascura i tratti rapidi un po' frettolosi e talvolta confusi, cura soprattutto la sonorita', uno sviluppo armonico raffinato radicato nei bulbi piu' profondi del blues (lo si ascolti in Farmer's Delight dal disco di cui si parla), inaspettate formule ritmiche (nella hubbardiana Up Jumped Spring in 3/4), senza distaccarsi da un forte attaccamento allo swing. Nel piu' puro spirito del mainstream jazz Walter Bishop Jr. si distingue per una sonorita' piena e tonda, vellutata, sempre controllata. La sua frase, che cattura l'ascoltatore quasi prendendolo per mano senza confonderlo o caricarlo d'ansia anche quando il climax raggiunge il proprio acme, sviluppa la melodia logicamente (la sua interpretazione di Autumn in New York di Vernon Duke fornisce un altro riscontro di quanto si e' appena affermato); e' chiara, agile, spesso affascinante e sensuale, dal potere seduttivo difficilmente comparabile. Possiede una incontestabile padronanza di linguaggio e una vasta conoscenza della scuola del bebop e dei temi che lo resero grande e popolare (per certi versi possiamo ricondurlo alla scuola di Bud Powell): sorprendente e inaspettata la citazione di Be Bop di Dizzy Gillespie nel primo chorus di assolo in What Is This Thing Called Love, ma anche un brevissimo frammento di Tenor Madness prima del chase con la batteria.
C'e' da dire, comunque, che a differenza di altri boppers della prima generazione, egli alle frasi corte e incisive preferisce lunghi fraseggi. La sua tecnica gli permette, cosi', di cimentarsi con grande inventiva e maestria nel controllo dello sviluppo melodico, sui tempi piu' vari, come, appunto, da' prova in questo lavoro: dagli slow tempo ai fast, allo shuffle(Sweet And Lovely) e al latin (Never Let Me Go).
E' opportuno ricordare che Walter Bishop Jr. era presente in tutte le orchestre bebop: da quelle di Charlie Parker (e' il pianista che lavora maggiormente con lui agli inizi degli anni Cinquanta), a miles davis, Oscar Peterson, Terry Gibbs, Kai Winding. In seguito lo troviamo, fra i tanti, anche al fianco di Allen Eager, Philly Joe Jones, Curtis Fuller, Jackie McLean, Sonny Stitt e il gruppo del trombettista Blue Mitchell.
Oltre a essere un eccellente solista (sostenuto in questo lavoro da una ritmica al top: Doug Sides alla batteria e Reggie Johnson al contrabbasso) e' anche un sublime accompagantore.
A lui si deve un nuovo modo di accompagnare quando era nella sezione ritmica di Parker, con il suo stile composito, quasi monkiano, puntualizza, finge di contraddire, rilancia ritmicamente invece di sostituire con il ricorso al raddoppio, lungi dal limitarsi a essere l'ombra armonica del solista. I veri appassionati di jazz non dovrebbero lasciarsi scappare questo disco che ha anche il pregio di fornire una rigorosa chiave di lettura del ruolo storico del piano-trio format. Uno dei dischi piu' interessanti e importanti del catalogo Red Records che ben ne rappresenta la matrice maistream oriented piu' "pura e dura". Cio', almeno, ad avviso di chi scrive.

Tony Mancuso


 

Walter Bishop, Jr. was a valuable utility pianist on many a modern jazz session during the bebop era, remaining an active performer until his death at the age of 70 in early 1998. The son of composer Walter Bishop Sr., he grew up in Harlem's Sugar Hill area, and as a teen counted among his friends Sonny Rollins, Kenny Drew and Art Taylor; acknowledging Art Tatum, Bud Powell and Nat "King" Cole as important influences, Bishop first attracted notice on the Manhattan club circuit around 1947, going on to play and record in bands led by Art Blakey, Charlie Parker, Oscar Pettiford, Kai Winding, and Miles Davis in the years to follow. In 1960, he played in trombonist Curtis Fuller's group before forming his own trio the next year with bassist Jimmy Garrison and drummer G.T. Hogan. In 1964, Bishop toured with vibist Terry Gibbs, and in the late '60s, he studied at Juilliard with composer/pianist Hall Overton. He moved to Los Angeles in 1969, where he continued to study and work as a freelancer with local groups, including Supersax and trumpeter Blue Mitchell's band. From 1972-5, Bishop taught jazz theory, both privately and in local colleges. He returned to New York in '75. The next year, Bishop authored an insightful if neglected book on jazz theory, A Study in Fourths, in which he proffered a technique of chromatic improvisation based on the use of cycles of fourths and fifths. Bishop played in trumpeter Clark Terry's big and small bands in 1977. He continued to lead his own groups, and in the early '80s began teaching at the University of Hartford; in 1983, he played a solo concert at Carnegie Hall. In the mid-'90s, Bishop appeared to great acclaim at the Charlie Parker Jazz Festival on New York City's Lower East Side. ~ Chris Kelsey, All Music Guide

 

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