Walter Davis
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“È un buon pianista, ma scrive anche molto bene. Tre dei suoi brani sono presenti in questo disco e uno di questi, Greasy, rappresenta un incrocio tra rhythm and blues e jazz moderno. Quando è venuto a casa nostra e l’ha suonata, io ho riso. Gli ho detto: “mettiamola nel disco”, proprio così! Quel brano è molto simile a Walter. Un ragazzo molto simpatico, molto spiritoso.” „ Jackie McLeanWalter Davis Jr. si è evoluto come artista in modo costante assimilando le principali innovazioni armoniche e ritmiche della fine degli anni Cinquanta e Sessanta, per poi studiare musica in India nel 1969. Dopo la sua apparizione nel disco New Soil della Blue Note, registrato nel maggio 1959, il sassofonista contralto Jackie McLean disse: «È un buon pianista, ma scrive anche molto bene. Tre dei suoi brani sono presenti in questo disco e uno di questi, Greasy, rappresenta un incrocio tra rhythm and blues e jazz moderno. Quando è venuto a casa nostra e l’ha suonata, io ho riso. Gli ho detto: “mettiamola nel disco”, proprio così! Quel brano è molto simile a Walter. Un ragazzo molto simpatico, molto spiritoso».
Aspetto fondamentale per la carriera di Walter Davis Jr. è stato la stima da parte dei musicisti “che contavano”. Grazie a ciò, ha accumulato un solido corpo di lavori registrati sia come leader, sia con alcuni dei nomi più importanti del jazz. Ad esempio, tra il 1959 e il 1962, ha inciso sei album per l’etichetta Blue Note, tra cui Davis Cup a suo nome. Altri tre album oggi vengono riconosciuti come Blue Note Classics: Let Freedom Ring, New Soil di Jackie McLean e Byrd in Hand di Donald Byrd. La sua prima registrazione con Art Blakey and the Jazz Messengers fu Africaine, del 10 novembre 1959 (poi pubblicato solo nel 1979 e su CD nel 1998), ha segnato l’inizio di un lungo rapporto con Blakey. Quest’ultimo amava il modo di suonare di Walter e registrò molte delle sue composizioni, tra cui Uranus, Backgammon, Jodi e Gypsy Folk Tales. Durante il lungo sodalizio con Blakey, per Walter c’era sempre un posto con i Messengers, se lo desiderava. Analogamente, in caso di problemi con un pianista, Blakey chiamava sempre Walter perché aveva totale fiducia nella sua capacità di sintonizzarsi con lo stile dei Messengers.
Stuart Nicholson

