Johnny M. Dyani

«Posso suonare jazz, ma prima di tutto suono musica nera. Abbiamo un messaggio. Louis Armstrong lo aveva, Ellington lo aveva e Gillespie lo ha. Può essere politico, sociologico, economico, può riguardare i bei momenti o quelli cattivi. È la nostra maniera di comunicare. Non si devono leggere libroni su un Paese o un popolo per sapere cosa vogliono. Ascolta la musica e saprai cosa hanno da dire». Johnny M. Dyani

All’inizio degli anni Settanta Dyani rese ancora più “africana” la sua musica, cominciando a vocalizzare mentre suonava esprimendo così, in modo sempre più palese, l’intimo legame che aveva con il proprio continente.
Nel 1972 si trasferì in Danimarca dove conobbe il pianista Dollar Brand, e i due effettuarono assieme un tour europeo, nel 1973. Fu proprio grazie al sodalizio con Ibrahim che la musica di Dyani si mise definitivamente a fuoco. Il contrabbassista si fece portatore di un jazz di matrice africana che affondava le proprie radici nella tradizione folklorica del proprio Paese, da cui traeva un senso di intensa spiritualità. Dyani definì la sua musica come sk’enke, parola dello slang che significava communal sharing, “condivisione comunitaria”.