Hakan Başar

“ Stay tuned, direbbe qualcuno: è assai probabile che altre liete sorprese, per chi deciderà di restare in ascolto, debbano arrivare a stretto giro di posta. Nel frattempo, godiamoci questa eccellente prova e non perdiamo di vista Hakan Başar. „
Luca Conti

Stavolta gettiamo la maschera e, sbilanciandoci come mai prima d’ora, azzardiamo allegramente una profezia: il pianista Hakan Başar, nato a Istanbul nel 2004, ha già quasi tutto per diventare un protagonista del jazz dei prossimi anni, e con «tutto» intendiamo tecnica, swing, interplay, groove, drive, sensibilità eccetera.

Il «quasi» si nasconde per adesso nella dimostrazione delle sue capacità compositive, che in questo disco (il suo secondo, salvo errori) restano – presumiamo volutamente – ancora in ombra facendo capolino in un solo brano; ma è ipotizzabile che si manifestino nei suoi prossimi lavori, che saggiamente la Red Records ha già prefigurato per gli anni a venire.

Del resto, è perfettamente comprensibile che un giovane pianista di così tante doti attraversi, all’inizio, una fase in cui il maggior divertimento risiede nel suonare i brani dei grandi che lo hanno preceduto.

È un’ovvia maniera di fare i conti con la tradizione, di mettersi alla prova e capire se e come sia possibile inserirsi nella scia dei maestri. Soprattutto nel caso di Hakan Başar, che non è soltanto un eccellente strumentista ma anche, a detta del suo produttore Marco Pennisi, un ascoltatore a dir poco maniacale; e che di conseguenza, oltre ad aver studiato lo strumento con personaggi del calibro di Clare Fischer, Walter Norris, Bill Dobbins, David Berkman, Andy Laverne e diversi altri, si è largamente formato sui dischi, anche per quanto riguarda la scelta del repertorio (e si vede).

Quindi molte delle sue influenze fanno la loro comparsa in questo album tramite brani di loro composizione: Petrucciani, Peterson, Strayhorn, Walton, Tyner, e anche un non-pianista come Wes Montgomery, per quanto l’ascolto finisca per rivelare ulteriori ispirazioni altrettanto o maggiormente indicative, in particolare Chick Corea e Ahmad Jamal.

Luca Conti